lunedì 16 novembre 2009

Zarathustra

due righe banali in onore del più bel libro che ho mai letto

















Aborro il Golgota!
Non ha senso espiare peccati di altri.

Aborro la Confessione!
Nessuno puoi redimerti e rimettere i tuoi peccati.

Venga il Messia del Piccolo Uomo
che ti dice: tu sei piccolo, non puoi dominare l'universo.

Lo seguirò da lontano
per strade parallele: il vero Messia non vuole discepoli.

Da solo seguirò il suo esempio
il vero Messia non fonda chiese e non ha intermediari.

 Al Picco dell'Aquila lo saluterò da pari
e lui mi dirà: hai compreso che nulla è da comprendere.

Nulla può essere ridotto in parole
tutto deve essere vissuto, il bene e il male

fino alla fine, tutto ha un inizio ed una fine.
Solo gli stolti cercano soluzioni all'eternità.

sabato 14 novembre 2009

Apolide

sogno
un cielo
di voli liberi,
uomini privi della parola:
nazione.

lunedì 9 novembre 2009

Io sono libera

ispirata dalla recente visione dello splendido film Ti do i miei occhi, dedicata a donne come Pilàr.

Vetri infranti, sui muri
salsa colante come sangue
anzi sudore, il mio, caldo
contro il tuo, come lava
sei un vulcano, furia, ti amavo
ora ti odio, disperazione.

Mi avevi fatta donna, ero tua
tutto quello che chiedevi
te lo donavo, ero solo tua
per sempre, ma poi
spezzasti la mia vita
fuggii, l'ignoto era meno fatale.

L'amore, il figlio, mi convinsero
tornai, era fede, ci credevo
e tu fosti ancora amante
e ancora dolce, con me
che non ero più, diversa
da prima, ormai cosciente.

Tornò il terrore, più forte
destino tuo fatto mio
insopportabile, feroce.
Non puoi guarire, non con me
non su di me, sulla mia anima
dolente, sul mio corpo tremante.

Vado via, ti lascio una crisalide
che hai distrutto impunemente
non una farfalla, una donna
ferita ed impaurita, ancora integra
cerca una vita serena
con suo figlio, che merita e avrà.

martedì 3 novembre 2009

Notturno in Res Minore

Insonne per troppa emozione
piove sulle foglie morte
humus di novelle vite
e di letargici riposi.

Notte infinita
il giorno lontano orizzonte
l'immagini con fede
la ragione non lo coglie.

Mi dovrò risvegliare
notte profonda e buia
quanto ti amo e quanto
amo l'incognito che seguirà.

E' tutto morto ora
domani rinascerà il fiore
sboccia fiero sull'autunno
baluardo della stirpe.

Notte vicino alla morte
della falce hai il silenzio
e il silenzio voglio accompagni
il mio sparire nell'eternità.

giovedì 29 ottobre 2009

Tempi che corrono


Ho appena finito di leggere un romanzo biografico sulla vita di Dorando Pietri, il famosissimo maratoneta italiano "quasi" vincitore della maratona alle olimpiadi di Londra del 1908. Famosissimo per il suo drammatico arrivo nello stadio, mentre era in testa, sorretto per qualche istante dai giudici di gara, aiuto che poi gli costò la squalifica e la perdita della medaglia d'oro. Sono immagini, fotografie, indimenticabili che spesso si vedono magari in documentari.

Il romanzo, "Il sogno del maratoneta" di Giuseppe Pederiali, merita lettura ed è gradevolissimo. Ispira molte riflessioni e di una di queste volevo discorrere.

Dopo le olimpiadi il "proletario" Dorando, spinto dal fratello, passa al professionismo. Non avete letto male: diventa un professionista del fondo e del mezzo-fondo. Personaggio più famoso dell'olimpiade (e tra i "più" di sempre delle olimpiadi) viene invitato anzitutto negli stati uniti, in quella che potremo definire una tournee in piena regola, per disputare una serie di gare in modalità match-race, noi in italia diremmo sfida-a-due. Pensate che la prima gara, contro Hayes che fu quello che poi vinse a Londra la medaglia a sue spese, vinta ovviamente da Dorando, si svolse in una pista, quella del Madison Square Garden. Non so a voi, ma a me pensare di guardare 2 soli atleti in una pista correre per infiniti giri, 2 ore e mezza circa, oggi, mi pare incredibile. Eppure fu uno spettacolo, pare, entusiasmante, lo stadio pieno a fare il tifo, addirittura fenomeni di bagarinaggio per i biglietti! Dorando ne fece tantissime di quelle gare, in 2, in 3, alcune volte ha corso da solo contro 4 corridori a staffetta.

La fatica, la sofferenza del grande fondo erano lo spettacolo più richiesto. I velocisti, finita la kermesse, erano bell'e che dimenticati. I maratoneti dei divi.
Una differenza coi tempi d'oggi impressionante, quando solo pochi appassionati sanno chi ha vinto l'ultima maratona mentre il nome di Bolt compare ovunque. Non ce l'ho mica con Bolt, anzi mi è molto simpatico, dico solo che se il "mercato" dello spettacolo sportivo premia la potenza, l'esplosività ed il talento mentre dimentica o quasi la fatica, il duro allenamento, la costante applicazione (ed anche il talento ovviamente, questa la sola costante) c'è un motivo, o magari più di un motivo.

Tutto qua. Una piccola riflessione.