mercoledì 16 maggio 2012

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In terminabile


Il bambino in fuga per il terremoto era caduto in un dirupo che le scosse di assestamento avevano poi reso impossibile da percorrere. La sua famiglia interamente morta nel crollo della casa in montagna e lui incredibilmente vivo, immobile per le fratture a braccia e gambe ma vivo. Vivo e in trappola...


L'avevano dato per disperso, poi qualcuno si accorge che è lì, lo chiama, lui risponde. L'uomo d'istinto si cala nel dirupo e dopo una decina di metri s'incastra, i polmoni gli si comprimono. A testa in giù, con la respirazione ridotta, muore prima che altri riusciranno ad agganciarlo con una corda per rialzarlo. Quello che potranno recuperare sarà solo un cadavere cianotico. Il bambino è ancora giù, lo chiamano ancora ed egli risponde.

La notizia si diffonde e in molti accorrono. Si teme per il bambino, si vuole agire in fretta. Un altro uomo, minuto e insaponato, viene calato. Pare andare tutto bene, poi s'incastra anche lui anche se più in basso. Al primo strappo per rialzarlo gli si schiaccia un polmone, si decide di non strappare più, ma sarà inutile. Morirà, e a quel punto verrà risollevato tirando con un argano, e pazienza se il corpo subirà qualche danno. Il bambino è sempre lì, lo chiamano, risponde flebilmente.

Riunione tra i soccorritori. Ogni offerta da parte di minorenni di tentare il salvataggio viene scartata. Si scopre che s'è aperta una crepa parallela a quella dove si trova il bambino. Si può tentare di aprire un varco da lì. Un muratore, piccolo e forte come un toro, si cala armato di piccone. Determinato, parte a scavare, ma il terreno friabile delle pareti di quella crepa cede. In un attimo 4 tonnellate di terra lo seppellirano vivo. Si rinuncia per il momento a recuperarne il corpo. Il bambino è sempre lì, lo chiamano, risponde con versi appena udibili.

Altra riunione. Qualcuno chiede - val la pena morire così in tanti per uno solo? - e per risposta, colui che ormai è il coordinatore di fatto dei soccorsi, rivolgendosi ad altri - c'è ancora una possibilità, la frana non ha coperto la crepa; scendo io con una piccola talpa meccanica che arriverà a minuti, e se tutto va bene porto fuori il bambino in poche ore -. E sarà così, ma subito dopo che il bambino è uscito dal tunnel arriva ancora una scossa di assestamento e tutto il terreno sovrastante cede, a richiudere interamente il tunnel, con il coordinatore ancora dentro.

6 commenti:

  1. Mi ha ricordato il povero Alfredino, ma credo che l'ispirazione ti sia venuta proprio da lì...

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  2. Anche io ho ricordato Alfredino! Mamma mia quanto tempo è passato, eppure mi smbra ieri...incollati alla tv che aveva ancora i tasti e i telecomendi non esistevano...dico bene?

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  3. dici bene Simo, i "telecomEndi" sicuramente non esistevano :D

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  4. Mamma mia Roby, come me li ricordo quei giorni di angoscia citati sia da Nick che da Simo! Abitavo a Messina, per l'Università. E pensa che ora spesso passo da Vermicino per andare da uno dei miei clienti...e ogni volta ricordo. Un abbraccio amico mio

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  5. ciao Nico! un abbraccio anche a te :)
    a Vermicino non ci sono mai stato, ma alla prima occasione...

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